Sono i telefoni il vero problema?

Tommaso Tivegna

Da quest’anno è stato imposto dal Ministero dell’Istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico. Io credo che raramente il proibizionismo sia giusto ed efficace. Vedo, infatti, il divieto di utilizzo di cellulari come un fallimento dell’istituzione scolastica stessa. La scuola dovrebbe dare gli strumenti allo studente per imparare a utilizzare responsabilmente un telefono, e per strumenti, intendo le capacità critiche. Perché se la scuola fosse in grado di istruire veramente lo studente, quest’ultimo non arriverebbe a compiere azioni come revenge porn o cyberbullismo. Chiaramente è giusto che si parli di questi fenomeni, però, penso che prima si dovrebbe arrivare alla radice del problema, ovvero che non a tutti gli studenti viene data la medesima educazione. La scuola non è, ovviamente, l’unica fonte di educazione del giovane, contribuiscono anche la famiglia e il contesto sociale in cui vive l’adolescente, però la scuola dovrebbe essere in grado di dare a tutti le stesse possibilità di riscatto sociale, garantendo a tutti un’istruzione e un’educazione “di base”.
Se uno studente, in 13 anni di istruzione preferisce stare al telefono, piuttosto che seguire la lezione, è un fallimento. E a questi fallimenti, la scuola risponde punendo, privando gli adolescenti dello strumento che caratterizza la loro generazione. Io personalmente, a distanza di sette mesi da questa riforma, non vedo nessun risvolto positivo, perché, come spesso accade, il proibizionismo genera clandestinità, non risolve il problema, infatti ora gli studenti portano due cellulari e continuano a utilizzare il telefono irresponsabilmente, fuori e dentro la scuola. In conclusione, riconoscendo che la radice del problema, non è nei telefoni, ma nella scuola, invece che togliere a noi giovani questo strumento, io penso che si dovrebbe individuare, riconoscere e infine ammettere la sempre più frequente inefficienza dell’istruzione italiana.