Gabriele Longo

Penso che la nostra epoca, con tutte le accortezze del caso, si stia sempre più avvicinando a somigliare in alcuni aspetti a quella del secolo scorso, ma noi ci stiamo facendo trovare impreparati. Iniziano a sbocciare i primi eventi che inevitabilmente figureranno nei libri di scuola dei nostri nipoti, un tempo che a noi sembra infinitamente lontano ma che prima o poi arriverà; eppure noi ci stiamo facendo trovare impreparati. Viviamo in un tempo in cui sono in atto, anche mentre leggete questo post, delle guerre che non possiamo più far finta di non vedere, poiché si combatte più vicino a noi di quanto la maggior parte delle persone pensi. Si è appena concluso un referendum importantissimo che avrebbe potuto modificare la nostra costituzione in molteplici articoli, che ha smosso (questo va riconosciuto) non solo gli strati interessati della società, e quindi magistrati, avvocati o le cosiddette “persone di legge”, ma anche molte persone estranee alla specificità della materia trattata. Io mi chiedo se la nostra generazione, noi ragazzi nati dal 2007 in poi, ci accorgiamo di quanto possano cambiare le sorti del mondo in cui viviamo da un momento all’altro. Ci svegliamo una mattina e sentiamo della Russia che sta attaccando l’Ucraina; ci svegliamo un’altro giorno e sentiamo di Trump che vuole invadere la Groenlandia, ribaltare un regime totalitario casuale, scelto come giocando a Risiko, oppure creare un resort paradisiaco al posto della Palestina; dopo un paio di risvegli così verrebbe quasi da non impostarla proprio la sveglia, o chiedersi quantomeno se stiamo ancora sognando. Eppure è il nostro tempo. Non voglio che questo mio pensiero risulti solo come una critica incolore a quanto stia diventando brutto il mondo, perchè ogni epoca, nel bene e nel male, è segnata da eventi simili; mi chiedo soltanto: siamo pronti a rendercene conto? Nonostante tali avvenimenti tanto inaspettati quanto traumatici, pare che non a tutti interessi sapere le coordinate temporali in cui stiamo vivendo. Non ci è più concesso, nel bene e nel male, di voltarci dall’altra parte o pensare che non ci riguardi ciò che accade al di fuori del nostro paesino, poiché questa eccessiva sicurezza ci porta ad una disinformazione disarmante che ci rende vulnerabili intellettualmente, costringendo la nostra mente a prendere per buona qualsiasi cosa ci venga detta da chiunque, perchè tanto non ne sapremo mai abbastanza a riguardo. E così si inizia a votare per chi grida più forte, ad adulare chi ci sembra più convincente o a condannare chi ci sembra più cattivo, o peggio chi ci indicano più cattivo degli altri, negando e negandoci ogni possibilità di pensiero critico e visione completa delle cose. Forse il mio pessimismo è senza fondamento e ognuno di noi sviluppa indipendentemente le proprie idee senza per forza mostrarle agli altri (anche se sarebbe bello avere più dialogo tra noi ragazzi anche su temi così importanti); eppure mi sembra che la nuova testata nazionale più in voga dei nostri tempi, stia pian piano diventando tik tok.
