Beatrice Antognoli

“Odio e amo. Forse ti chiedi come sia possibile. Non lo so, ma accade, e ne soffro terribilmente”.
In appena due versi, Catullo, racchiude l’universo paradossale dell’amore.
Il poeta si trova sospeso a un bivio: ama Lesbia ma la odia perché gli provoca dolore;
la desidera con tutto se stesso eppure la disprezza, poichè sa che lei non potrà mai davvero essere sua.
Non comprende la ragione di questa contraddizione, sente solo che questo sentimento lo lacera e gli trafigge il cuore.
Catullo rende possibile spiegare l’inspiegabile: amore e odio, due forze opposte, sono tenute insieme da un solo “et”, come se l’una non potesse esistere senza l’altra.
A questo punto sorge spontanea una domanda: come può un sentimento così profondo come l’amore dipendere da qualcosa di tanto oscuro come l’odio?
Ho cercato quale potesse essere la risposta, ma ho capito che essa non si trova fuori, nei ragionamenti o nelle parole, e’ tutto dentro di noi, nella nostra natura.
L’amore è un sentimento immenso; quando amiamo davvero, è come se la nostra anima abbracciasse quella dell’altro, unendosi in un legame invisibile ma potente e diventando complementari.
Amare significa mettersi a nudo, condividere esperienze, pensieri, risate, paure.
Significa crescere insieme, imparando sempre qualcosa di nuovo, non solo dell’altro, ma anche di se stessi.
Ma questo sentimento così luminoso porta inevitabilmente con sé anche un’ombra.
Perché nel momento in cui diamo il meglio di noi, inevitabilmente lasciamo intravedere anche le nostre ferite, le insicurezze, le paure più profonde. È lì che l’odio si insinua, non come negazione dell’amore, ma come suo riflesso distorto. È la paura della perdita, del rifiuto, dell’abbandono.
Chi ama davvero teme che ogni carezza sia l’ultima, che ogni sguardo possa svanire, che ogni risata si possa spezzare e diventi un pianto. In quel preciso momento, l’amore diventa un atto di coraggio.
Un salto nel vuoto. E l’odio non è altro che la caduta che lo segue, quando il cuore non trova più appigli. Shakespeare scriveva che l’amore è un “fuoco che congela” e forse è proprio così: l’amore ha bisogno del suo contrario per esistere.
Non c’è amore senza il rischio del dolore, non c’è bene senza un po’ di male.
Potremmo intendere quindi che il male non solo in antitesi con il bene, ma gli dà anche significato.
Se non conoscessimo la sofferenza, sapremmo davvero riconoscere la gioia? Se non avessimo mai provato l’odio, capiremmo la forza disarmante dell’amore?
Chi ama davvero, come Catullo, non sfugge al proprio tormento anche se questo puo’ far male.
Ma l’amore e l’odio non si manifestano solo nelle relazioni amorose.
A volte, questi due potenti sentimenti si fanno strada nel rapporto esclusivo e silenzioso con noi stessi.
Ci sono momenti in cui ci amiamo per ciò che siamo, per ciò che riusciamo a donare al mondo.
Altri, invece, in cui ci guardiamo allo specchio e sentiamo solo il peso delle nostre mancanze, dei nostri limiti, delle fragilità che vorremmo nascondere o a volte non avere.
Ogni parola detta dagli altri puo’ divenire un tormento per noi stessi: un giudizio sussurrato, uno sguardo critico, un silenzio assordante… tutto cio’ puo’ entrare nella nostra mente come una ferita dolorosa, che nel tempo cresce sempre di piu’… questo perché permettiamo alla nostra mente di creare dubbi interiori che si amplificano nel buio.
Cominciamo a crederci non abbastanza, sbagliati, meno degli altri.
È come se un veleno si mescolasse all’amore per noi stessi, e finisce poi per avvelenarlo.
Ma, come ogni vero amore, anche quello per sé stessi richiede sensibilità e coraggio: accettare l’ombra per custodire la luce.
Allo stesso modo, anche nelle amicizie più profonde si può nascondere quella stessa preoccupazione.
Amare un amico in senso platonico, significa condividere tutto, anche le debolezze.
Ma è proprio nella vicinanza che si può generare attrito: si inizia ad aspettarsi troppo, a pretendere, a soffrire per ciò che non viene detto o per ciò che cambia.
Spesso ci aspettiamo troppo dagli altri, ma questo viene fuori dal nostro bisogno di conferme e rassicurazioni.
Un amico che diventa estraneo, un comportamento diverso crea in noi fastidio, delusione, rabbia.
Ma spesso, quell’odio non è altro che la ferita dell’amore: è la paura di perdere un legame profondo.
Ed è proprio lì che l’amicizia, come l’amore, richiede il gesto più difficile: restare, anche quando è più facile allontanarsi. Io mi ritengo fortunata di riuscire ad amare profondamente e altrettanto di essere amata e voluta bene. Perché, nonostante il dolore e le paure, amare resta l’atto più coraggioso e autentico che possiamo compiere. Catullo lo aveva capito: e’ vero, l’amore è dolore, ma è anche la cosa più viva che possiamo provare.
E forse, nonostante tutto, vale la pena bruciarsi un po’, se questo significa sentirsi vivi e capiti davvero.
