Selene Calamia

Di recente ho visto il film “Risvegli” (1990) e mi ha toccato nel profondo, perché tratta di una situazione che sento vicina. Premetto che la situazione che ho vissuto io non è grave come quella nel film, però ho trovato delle similitudini.
Il film tratta di una ricerca che risale al 1969 negli Stati Uniti su pazienti in stato catatonico con sintomi simili a quelli del Parkinson, infatti tramite il farmaco tutt’ora esistente L-dopa, un ricercatore riuscí a risvegliare i paziente per un periodo di tempo.
Ciò che mi colpì fu la seconda parte del film, quando nel paziente definibile “0” iniziano a manifestarsi i primi sintomi del Parkinson: tic, tremori e crisi, portandolo a non riuscire a leggere nè a mangiare e segnando l’inizio della regressione allo stato catatonico.
L’interpretazione del grande Robert De Niro, che è il paziente “0” Leonard, è fantastica, sia per la sua interpretazione dei tic e dei tremori, sia per il lato emotivo della malattia. Quando Leonard piange e si disgusta per ciò che la malattia lo ha reso, è reale; quando si dispera dicendo che non è più lui, è reale.
Avendo visto questa situazione in persone a me care, sono riuscita a connettermi, su un piano emotivo, con il film.
Vorrei ribadire il messaggio che il film lancia: godetevi la vita che vivete e le persone care che avete accanto, perché non ci rendiamo conto quanto siano preziose ed uniche.
