Alessandro Sessa

“Sì, sono tornato”
Questa è una delle battute più celebri della saga di John Wick che è nel complesso una buona ventata di novità nel mondo action; senza fare spoiler dato che consiglio caldamente di vederla, John è un assassino su commissione di New York City che ha mollato, dopo essersi sposato: a seguito della morte della moglie viene inghiottito nuovamente dalla sua vita passata e dovrà interfacciarsi con i nuovi assassini arrivati dopo la sua uscita di scena:è anche molto azzeccata l’idea di dipingere il mondo degli assassini e il mondo normale come due entità uguali per forma ma diverse nel contenuto; gli assassini alloggiano al Continental quando si trovano fuori città o all’estero, dove si svolge una buona parte della saga; il Continental è terra Franca “non si possono condurre affari nell’hotel”, inoltre, esiste la moneta degli assassini ed è forte la presenza del “pegno”, un debito di sangue. L’azione è coreografata molto bene, Keanu Reeves ha seguito un lungo allenamento alle arti marziali e all’uso delle armi per calarsi ancora meglio nella parte; peculiarità del film è infatti la propensione quasi naturale per l’omicido del protagonista.
ll “signor Wick” come viene chiamato lungo tutti e quattro i film incarna il celebre motto dello Spetsnaz russo; “L’uomo è l’arma,il resto è accessorio.”, basti pensare che nel terzo film uccide tre uomini con una matita, non con una pistola, con una matita. La trama di fondo tuttavia appare un po raffazzonata, il primo film è quasi autoconclusivo e dal secondo in avanti pare di assistere a una saga del tutto diversa, i personaggi mantengono però quella struttura quasi stereotipata,il mafioso russo,quello italiano,gli alcolici, il fumo ecc; nonostante questa salda appartenenza a un ruolo che è già comparso in altre pellicole, gli attori, tra cui Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini riescono a rendere unici i loro ruoli. Sulla musica altrettanti elogi sono a mio parere dovuti, l’ambiente e la musica che lo circonda riescono ad aumentare il senso di immedesimazione che dà il film, alcune tracce sono iconiche come “Led spirals”, “Red circle” e “Blood code”, cito queste perchè hanno dei titoli che sono come figure retoriche, le “led spirals” sono a led perchè nelle scene dove quella traccia domina siamo in un club newyorkese, e “spirals” indica la spirale di morte che trascina nuovamente John nel suo ex lavoro, il “red circle” allude al red dot o all’ottica olografica che si monta su armi lunghe e corte, come la Glock combat master o la Colt viper, armi realmente esistenti e dalla fattura eccelsa. Per gli amanti del tiro infatti la prossima è la parte più succosa, la scelta dell’equipaggiamento: non solo le armi che John adopera sono tutte vere, ma rispettano anche alcuni canoni che sono di nicchia e curiosità che possono apprezzare tutti i tiratori: quando al nostro assassino della Grande mela viene fornita una Colt Kimber 1911 in calibro .45 ACP, una volta incamerata la prima cartuccia, controlla che il ricevitore abbia correttamente incamerato il colpo; quando il sommelier gli fornisce un Benelli M4 calibro 12, eccellenza italiana dell’anima liscia, John sfrutta la tecnica, ideata dal corpo degli US Marines, del “Ghost loading” secondo la quale il tubo di alloggiamento delle cartucce ancora da caricare può contenere una cartuccia in più rispetto a quanto progettato dalla Benelli. Questi sono dettagli che lasciano trasparire una buona conoscenza della materia e quindi una ricerca del dettaglio che dà quel più alla pellicola,film come la saga di “Mercenari” ad esempio sono ottimi per dell’ action divertente ma non pensato e ragionato come quello di John Wick, 007,American Sniper e altri, perciò recuperate tutti e quattro i capitoli della saga che ne vale la pena.
