È DAVVERO COSÌ DIFFICILE?

Emma Del Santo

È questa la domanda che spesso circola nei corridoi, negli sguardi abbassati o nei messaggi lasciati a metà.

Viene da chi osserva dall’esterno, a volte con sincera preoccupazione, a volte con un pizzico di impazienza.

Ma viene soprattutto da chi, quel peso, lo porta addosso ogni giorno: “Perché non riesco a smettere? Perché per me è così difficile quello che per gli altri sembra naturale?”

È davvero così difficile? Sì, lo è. Ma non lo è per mancanza di volontà.

A volte ci costruiamo delle armature per proteggerci dal mondo. Sono armature fatte di abitudini rigide, di silenzi punitivi, di piccoli gesti ripetuti che servono a “sentire” qualcosa o, al contrario, a non sentire più nulla.

Il problema delle armature è che, col tempo, diventano pesanti. Diventano prigioni. È difficile uscirne perché quel comportamento è diventato il tuo modo per gestire l’ansia, la tristezza o il senso di inadeguatezza. Toglierlo significa restare “scoperti” di fronte alle proprie emozioni. Pensiamo di avere il telecomando in mano, di poter decidere quando iniziare e quando finire, ma col tempo è il meccanismo che inizia a controllare noi. Spesso non si tratta di ciò che facciamo, ma di ciò che cerchiamo di mettere a tacere. Finché quel “rumore” interno non viene ascoltato, il corpo continuerà a cercare una via d’uscita.

Dobbiamo avere il coraggio di dircelo: non si tratta di un capriccio o di una moda. Si tratta di un linguaggio.

Quando le parole non bastano più, o quando il dolore è troppo astratto per essere spiegato, il corpo diventa il foglio su cui scriviamo la nostra fatica.

È difficile perché richiede di disimparare un modo di sopravvivere.

Non è una colpa avere difficoltà. La vera sfida non è “guarire” in un istante, ma accettare che la propria fragilità meriti lo stesso rispetto della propria forza.

Ma in questa fatica,c’è una luce che non deve spegnersi; la certezza che non siamo soli a combattere. Anche quando il buio sembra mangiarsi ogni cosa,ci sono mani tese e cuori che battono con noi,pronti a condividere il peso di quell’armatura finché non saremo pronti a lasciarla cadere. Insieme,quel rumore interno smette di essere un urlo solitario per diventare una voce che possiamo imparare,un passo alla volta,ad ascoltarla senza restarne schiacciati.

Anche se la guarigione è un traguardo ancora lungo e faticoso ,ogni giorno in cui scegliamo di non arrenderci è un atto di speranza.

Restiamo uniti in questo cammino , perché nessuno debba mai affrontare il peso di questa armatura in solitudine